Doveroso spazio di accettazione minoranze mentali. E maggioranze
Che alla fine Basso fa pure un po' pena. Oramai ha preso quel ghigno ebete da ragazzo disadattato che ha rotto il vetro della canonica. L'americano invece no. Lui, vincitore di 7 tour, se la ride e se la gode dall'alto del suo cancro ai coglioni che gli è servito come lasciapassare per la gloria. Ricette mediche, farmaci antitumorali, sponsor miliardari, salite a muso duro. Poveri noi. Ha iniziato a distruggere il ciclismo dalla base. Ha costruito il BAFFO NIKE PEDALANTE sul passo pirenaico, le pubblicità moraliste sulla compassione a chi c'ha le metastasi. Mercificato la gialla maglia che qualcun altro sudava con fughe leggendarie. Non parlo di Bobet, Hinault, Indurain, Pantani, Coppi, Merckx, Gimondi. Che poi alla fine la "bomba" se la prendevano pure loro. Ma almeno non montavano la panna acida dietro le lacrime di Casartelli a suon di abbracci alla vedova e al bimbo orfano col "futuro da campione". Maledetto texano, invece di incularsi le pecore come tutti i suoi compatrioti s'è messo sopra una bici e ha iniziato a correre. Con quel marchio che poi s'è preso pure la corsa che ha reso leggendaria negli Stati Uniti dove, caso strano, stanno gli amministratori delegati del logo medesimo. Gli dedicherei una vetta alla prossima edizione della Gran Boucle: la "cima doping" e, ovvio, cambierei sponsor tecnico.
