Non è necessario. Parlare e dichiarare la propria opinione risente ,da un punto di vista antropologico, di quel fenomeno, nato all'inizio degli anni Ottanta, figlio delle televisioni private. Prima i vari politici, malmessi certo ma almeno non malvisti, si limitavano a lasciare nei giornali e nei servizi parlamentari le loro dichiarazioni a causa ed effetto sul ballo di gala della situazione "Italia". Oggi ogni caffè consumato ritorna utile per poter disquisire alla bell' e meglio della vita civile. Dai progetti e programmi di governo -spesso stracciati a piene mani davanti agli idioti che credono nei nuovi correntoni politici di matrice democratica- sino ai gelati e ai "froci" che scorrazzano per Roma. Ma una volta, quando Pecorelli ci lasciava le penne o quando si gettavano quantità immaginifiche di cemento e calcestruzzo su Napoli e Palermo, si agiva e basta. Nessuno, e da qui il cancro sociale dell' OPINIONE PUBBLICA, si metteva in mezzo a burlare o a pontificare gli avvenimenti. Una volta ci si limitava al semplice colpo di fioretto dell'assemblea parlamentare, dell'elezione, della propaganda elettorale. Bruno Vespa, Mentana, reflui di fiume che ciarlano su situazioni che non hanno un minimo interesse civico, morale. E se è vero che si cresce educandoci ed evolvendo la nostra etica, vero è anche che siamo in lieve difetto pure noi, che la bocca in tali questioni la mettiamo. Fermiaci dunque ai tavoli del bar, o meglio non iniziamo nemmeno, perchè se continuiamo a dire che D'Alema è un sacco di merda e Berlusconi è un mafioso davanti a tutti non faremo altro che il loro gioco. Rimbocchiamoci le maniche pittosto, e rendiamoci conto che a nulla serve esprimere se quel che abbiamo da dire è frutto della nostra totale mancanza di capacità. Viviamo d'altronde in un mondo buffo, dove si può tranquillamente sentirsi portatori della ragione morale senza avere un minimo di dignità. E questo lo abbiamo imparato da loro, dai cancri che ci si parano davanti con cadenza quotidiana dai palazzi romani, dagli idioti che furoreggiano all'INPS per una nomina politica, da quelli che non si muovono se non hanno la tessera di partito. Perchè ormai l'enclave politica ci spinge solo ad invidiare chi ne fa parte, mentre dovemmo dedicarci ad attività più costruttive, o distruttive. Dovremmo lasciarci alle spalle la viltà del popolo, e pensare a noi stessi, alla nostra santa vita e alla nostra santa morte, utilizzando le facili illusioni della chiacchiera dei segretari per piazzare ordigni. O pure no, per viaggiare oltre i nostri confini senza bisogno di pruriti alle mani. Poi si torna a riflettere che siamo degni di attenzione, che siamo uomini pure noi. E sono convinto che, in fondo al barile, tutto questo non sia poi così vero.